Anthologien  

Il tema della scrittura sembra un tema facile e scontato, quasi un luogo comune. Sembra acquisito che la scrittura abbia una funzione mnemonica e sia un veicolo del discorso. Ma la scrittura, da Leonardo in poi, è tutt'altra cosa. È scrittura dell'esperienza. È scrittura immemoriale. Scrittura attraverso la lingua, dove la lingua non è né nazionale né naturale né convenzionale. Non è la lingua in cui ognuno crede di parlare, ma è l'altra lingua, quella attraverso cui si scrivono la ricerca, la storia, e la lingua altra, quella con cui le cose che si fanno secondo l'occorrenza si scrivono: l'impresa, la città, la politica. È la scrittura in un processo di valorizzazione della memoria.
Stabiliamo La scrittura come titolo di questo festival proprio quando sembra che la scrittura non abbia più nessun valore: sarebbe l'era della comunicazione? Sarebbe l'era dell'assenza di scrittura? La comunicazione che non sia luogocomunicazione si avvale della scrittura e nella scrittura ha la sua base. Non c'è comunicazione senza la scrittura.
Armando Verdiglione


Hamid Sadr   

Nato a Teheran nel 1946. Si fa notare molto presto per le sue doti dialettiche e per il suo talento narrativo. Nel 1967 diviene membro della Federazione nazionale degli Scrittori iraniani. Le sue posizioni, distanti da quelle del regime dell’ahayatollah Khomehini, lo porteranno all’esilio politico, in Austria, dal 1968. Qui concluderà i suoi studi in Scienze Politiche, presso l’Università di Vienna (1977). Diviene poi il corrispondente per l’Europa della Federazione degli Scrittori iraniani, e organizzatore di tutte le attività di opposizione al regime iraniano ancora reggente, attraverso un movimento di resistenza denominato Mossadegh. Nel 1979 si reca a Parigi, per una collaborazione con il regista Jacques Bral, da cui nascerà il film Exterieur Nuit, presentato a Cannes nel 1980. Dal 1980, è membro attivo del movimento per la resistenza iraniana, fondato da Schapur Bakhtiar (primo ministro del dopo-Khomehini). Nel 1990 ritorna al cinema, collaborando alla stesura della sceneggiatura del film Street of no Return, insieme a Samuel Fuller. Nel 1991 rientra a Vienna, all’indomani dell’assassinio di Schapur Bakhtiar per mano di un terrorista islamico. Dal 1995 ha la nazionalità austriaca. Qui ha continuato a scrivere romanzi e novelle, ma soprattutto a farsi promotore di grandi eventi culturali.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Oltre alla lingua parsi, che si parla in Iran, e a un poco d'inglese e di francese, Hamid Sadr parla anche il tedesco, essendo stato a lungo in Germania e avendo studiato scienze politiche all'Università di Vienna. E militante del movimento della resistenza iraniana fondato di Shapour Bakhtiar,l'ultimo primo ministro iraniano sotto o scià Mohammad Reza Pahlavi.
A questo festival parteciperanno anche altri iraniani, e altri ancora verranno al festival che terremo a fine novembre 2007 e che intitoleremo La politica.

HAMID SADR:
La mia vita e punteggiata da troppe lingue, e sebbene questo non sia soltanto un problema ma anche una fortuna, vi prego di avere pazienza con i miei problemi di espressione in una lingua a me straniera.
La comunicazione tra due o più culture e un problema planetario. Per esempio, ricordo ancora il problema di lingua e di comprensione che si determinò tra Saddam Hussein e gli americani durante la seconda guerra fra Iraq e Kuwait. Le lingue arabe hanno caratteristiche completamente diverse, e la diversità linguistica si riflette anche sul carattere dei diplomatici. I risultati si sono visti in tutto il mondo. I diplomatici americani si basano sui loro pregressi storici.
La mia esperienza e fatta di tensioni tra diverse lingue e culture. Il mio ruolo di scrittore e volto a capire i significati. Scrivo da vent'anni in persiano e in tedesco. In tedesco ho scritto due romanzi che sono stati tradotti in ceco e in persiano. Quando il mio primo romanzo, sugli ultimi tre mesi della vita di Kafka a Praga, fu tradotto dal tedesco al ceco, non capivo i commenti in ceco al romanzo. Mi aggiravo per Praga, senza neppure riuscire a comprendere ciò che era scritto sui cartelli. Mi era possibile comunicare soltanto con gli occhi. E cosi clle sono diventato consapevole che il ruolo della letteratura e quello di agevolare una comunicazione migliore, superando le diversità linguistiche.
Pur essendo di madrelingua persiana, in patria ho una traduttrice che traduce in persiano ciò che scrivo in tedesco. Il fatto che io abbia bisogno di una traduttrice anche in patria mi sconvolge. In Iran non e stato possibile pubblicare in persiano il mio libro scritto in tedesco senza l'intermediazione della traduttrice, perché gli editori, come pure i traduttori, non possono entrare in contatto diretto con me. Dopo che la traduttrice mi ha inviato il testo tradotto, con qualche correzione, e dopo vari impedimenti da parte del governo, il libro e stato fatto circolare nel mio paese attraverso il libero mercato. Il ruolo del traduttore [che in tedesco si traduce Übersetzer: colui che colloca qualcosa, che fa attraversare una cosa da un punto all'altro, nda] è molto più significativo di quanto si pensi. Il ruolo dello scrittore che parla diverse lingue e ancora più importante. E la sua importanza aumenta per gli scrittori che provengono da culture molto lontane fra loro, come per esempio quella islamica e quella europea. Se uno scrittore austriaco, o tedesco, scrive in francese o in rumeno, la differenza non e enorme. Le traduzioni diventano invece molto più estreme nel passaggio dal mondo europeo a quello cinese o a quello persiano. Per esempio, in persiano scrivo da destra verso sinistra, e in tedesco da sinistra verso destra, e questa e una situazione estrema.
Secondo una mia definizione, lo scrittore proveniente da culture estreme ha il ruolo di "scrittore globale". E una battuta, ma utile a spiegare il fatto che gli scrittori provenienti da culture estreme sono molto più consapevoli del ruolo della lingua ai fini della comprensione e della pace.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Esiste in Iran un'opposizione che possa un giorno avere successo in direzione "democratica"?

HAMID SADR:
Politicamente appartengo al Fronte nazionale, il movimento tradizionale liberale e democratico di sinistra di Mohammad Mossadeq, il primo ministro iraniano esautorato con il colpo di stato del 1953. Per venticinque anni, dopo la dittatura, tentammo invano di combattere per la democrazia, cercando d'instaurare un regime di transizione da quello dittatoriale dello scia a una forma di governo costituzionale. Il tentativo falli non soltanto per l'avvento di Khomeini, ma anche perche i nostri intellettuali, i nostri movimenti e partiti politici non erano pronti per un regime democratico.
Appartenevo a uno dei pochi movimenti d'opposizione, i cui membri si erano rifiutati di tornare in Persia dopo la rivoluzione. Ero rimasto scioccato quando, 18 marzo 1979, la prima manifestazione per la festa della donna era stata repressa nel sangue. Allora mi ero chiesto perche avessimo combattuto e che senso avesse cio che cercavamo di fare. A quel punto avevo anche dovuto chiedermi da dove avrei voluto combattere il regime di un fascista radicale come Khomeini: dalla Persia o dall'estero?
Mi trovavo in una situazione pressoche simile a quella di molti tedeschi all'epoca del regime nazista: che fare quando la stragrande maggioranza della popolazione si schiera dalla parte sbagliata? Decisi di combattere dall'estero. Poi fu eletto Bakhtiar e pian piano ci avventurammo sulla strada della democrazia, sviluppando un movimento che a un certo punto fu animato anche da molti esponenti del mondo studentesco e di quello femminile. Oggi, con Ahmadinejad, il regime non e piu clerico-fascista ma religioso-fascista.
Da quarant'anni opero nella resistenza contro due diverse dittature e spero che, anche grazie ai nostri sforzi, si possano scongiurare altre catastrofi e migliorare le cose. Ma non posso promettere nulla, perche le forze e gli interessi in gioco, finanziari e politici, sono tanti; voci che girano di passaggi sottobanco. Però, continuo a sperare.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Qual e la vostra chance?

HAMID SADR:

Non sono un profeta. Opero da talmente tanti anni nel campo della resistenza che ho imparato a non fare profezie. L'ideale sarebbe che si affermasse la democrazia. Ci speriamo da cent'anni. Già dal 1906, abbiamo una costituzione che assomiglia a quella belga. All'epoca era molto moderna, ma da allora cosa e successo? Da allora, ci sono stati due brevi intermezzi di una specie di democrazia: uno di due anni e otto mesi, sotto Mossadeq, e l'altro di trentasette giorni, sotto Bakhtiar. Sono scettico, e vero, ma e anche il mio pane quotidiano perche cosi facendo, e pur continuando a combattere con tutte le mie forze, non mi faccio eccessive illusioni. Come ho già detto, spero che questa volta ce la faremo, ma non posso fare promesse. Devo dirlo ad alta voce: le probabilità sono buone, ma staremo a vedere.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Che cosa fa il regime iraniano con gli oppositori residenti all'estero?

HAMID SADR:

E stato uno dei problemi di questa resistenza. Mentre sotto il regime dello scià si correvano pericoli soltanto in Persia, sotto quello di Khomeini all'estero sono stati assassinati circa una decina di leader dell'opposizione. E dobbiamo tenere conto del fatto che molti dei gruppi islamici presenti all'estero tendono a essere piü fanatici e più animati da spirito emotivo.
Qui parliamo di una comunità: che lo si consideri dal punto di vista secolare o da quello religioso,l'islam comprende comunque un miliardo e duecento milioni di persone. Anche gli scrittori devono occuparsene. Sono già molti quelli che pubblicano in tutto il mondo o caricature o cose pià serie. E una cosa con cui occorre confrontarsi. Ma, attualmente, non e un problema solo nostro. Forse noi siamo la punta combattente, ma la situazione e problematica a livello mondiale. Il problema riguarda tanto Salman Rushdie quanto i caricaturisti canadesi o quelli danesi o i molti intellettuali e artisti che sono in Germania. Per esempio, può succedere che un architetto che voglia allestire una mostra sull'islam debba chiedere il permesso ai mullah sul tipo di impostazione che vuole dare alla mostra. Lo spirito illuministico - e intendo quello europeo - e in pericolo, perche, apparentemente, per distanza o per cortesia religiosa, gl'intellettuali perdono il loro coraggio se devono chiedere il permesso ai mullah: "Posso scrivere sul profeta?". Da quando in qua, per esempio, si chiede il permesso per scrivere qualcosa su Gesù? Occorre forse prendere contatti con il Vaticano, prima di parlare di Gesù? Questa situazione non e illuministica. Dobbiamo renderci conto che e una lotta esistenziale che riguarda tutti, non soltanto i piccoli scrittori come nie o il popolo dei persiani, ma tutti noi sul pianeta. Come 1'esistenza di Israele, per esempio.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Lei e stato condannato dal regime iraniano? Pub entrare in Iran adesso?

HAMID SADR:
E quasi impossibile, senza dovere pagare un prezzo. Mio fratello gemello tre settimane fa e stato arrestato per la terza volta in Persia. E riuscito a fuggire, di notte, ed e venuto a Berlino. Gli ho parlato e, desiderando andare a trovare mia madre, gli ho chiesto quanto sia pericoloso per uno come me tornare in Iran. Mi ha risposto che la cosa si può prendere in considerazione. Si dice che in Persia si possa fare tutto, purche si paghi un prezzo. Non ci sono ostacoli: potrei andare in Persia, se volessi, correndo il rischio di essere arrestato, di rimanere in carcere due anni e cedere tutte le informazioni raccolte durante la militanza nella resistenza. Dopo di che qualcuno deciderà se, secondo la legge islamica, potrò continuare a vivere. Magari dovrò anche fare una confessione, ammettere di essere una spia. Questo e il prezzo da pagare.
Per rispondere alla sua domanda, posso dire che ho la libertä di fare tutto ciö che voglio, ma non so se sono disposto a pagarne il prezzo. Per me, e troppo alto.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Ha altri familiari con problemi in Iran?

HAMID SADR:
Ho già parlato di mio fratello gemello, che e stato condannato a morte due volte, ma e ancora vivo. E fuggito a Berlino. Mia madre e morta presto e mio padre ancora prima. Le mie sorelle sono sposate. Sono entrate in un altro nudeo familiare, quindi non hamlo più legami diretti con me. Nessuno dalla Persia mi dice di non fare questo o di non fare quello, perche altrimenti metterei in pericolo la sua vita. Almeno questo, e un problema che non ho più. Al momento non ci sono problemi per i miei familiari in Persia.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Che cosa fa a Vienna, oltre a opporsi al regime iraniano?

HAMID SADR:
La mia attività di oppositore al regime ha un orizzonte internazionale. Il Fronte nazionale, il movimento di Mossadeq, e attivo sia in Persia sia in America sia in Europa. In Austria, a Vienna, ho la mia pace per scrivere, sono al servizio della letteratura. Ma posso anche essere attivo politicamente, perche Vienna e un posto molto tranquillo, dove però cerco di tenere separati i miei due mondi.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Lei ha scritto romanzi e ha curato film. Qual e il suo romanzo migliore?

HAMID SADR:
In totale ho scritto cinque romanzi, di cui due in parsi. Il primo, il cui titolo corrisponde all'italiano La falena, racconta la vita di un ragazzo che si rifiuta di ereditare il lavoro di funzionario del padre, ma viene costretto a farlo. La mia vita e andata diversamente.
Il secondo romanzo, che in italiano sarebbe Sughero sull'acqua, racconta il desùno di un borghese, dilaniato tra modernità e religione sotto il regime dello scià. Il romanzo si svolge nell'arco di un pomeriggio in cui il protagonista e la moglie si recano in una località molto moderna dell'Iran meridionale per fare un giro in barca. Qui, in seguito a uno scontro con la moglie che e occidentalista, al contrario di lui che e più orientalista, cade dalla barca, finisce sottacqua, e scopre una vita diversa, perche sottacqua incontra altre persone che vivono li. Questa era una mia fantasia, perche all'epoca, nel 1976, non si trattava di repubblica islamica.
Come ho già detto, il mio primo romanzo in tedesco parla degli ultimi tre mesi della vita di Katka a Vienna. Su Kafka mi sono posto una domanda: voleva vivere? Anche nei miei riguardi mi sono posto una domanda, alquanto diversa: per il mio re o per mia moglie devo fare lo scrittore, oppure altro?
Un altro romanzo, che in italiano sarebbe Il segretario della memoria, e uscito nel 2005. E un libro difficile da tradurre. E la storia di un persiano che, attraverso un lavoro ausiliario, si confronta con il nazionalsocialismo austriaco. Durante i contatti lavorativi, indignato, entra lentamente nella storia. E vivrà in Austria gli ultimi tre mesi della guerra.
L'Ultimo romanzo, appena completato, in cui ho fatto una sorta di parallelo con Ahmadinejad e il cui titolo tradotto in italiano corrisponde a Il collezionista di uccclli di Auschwitz, parla di un ornitologo che si trovava a Auschwitz nella sduadra di guardia, e di come due ornitologi possano vivere bene a Vienna.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Alcuni dei Suoi romanzi sono mal stati pubblicati in Italia?

HAMID SADR:
No, nessuno.

ARMANDO VERDIGLIONE:
Quale dei Suoi romanzi vorrebbe che fosse pubblicato per primo in Italia?

HAMID SADR:

Vorrei che fosse pubblicato il mio secondo romanzo, perche in Persia non si ha conoscenza alcuna della storia del nazionalsocialismo. E il motivo per cui con la mia traduttrice mi sono sforzato di trovare la trasposizione in parsi dei concetti del nazionalsocialismo e delle SS, concetti totalmente alieni al mondo persiano. A partire da Ahmadinejad fino all'ultima ruota del carro non si riesce a capire cosa sia stato l'olocausto. E importante che il libro sia pubblicizzato il più possibile, per sensibilizzare gl'intellettuali persiani su un tema che mi sta molto a cuore.
Il secondo libro che vorrei vedere pubblicato in Italia e quello che parla degli ornitologi e di Auschwitz. Il terzo, quello su Kafka. I primi due mi sono molto vicini dal punto di vista politico, mentre il terzo mi e molto vicino dal punto di vista spirituale.